Delitto al Conservatorio
di Franco Pulcini
412 pagine. 18,00 euro
Marcos y Marcos, Milano, 2019

La somma esponenziale di avidità, malesseri e ambizioni che tempesta l’ambiente della musica, e non solo, garantisce al commissario Abdul Calì materiale per indagini infinite. Risolto il Delitto alla Scala di tre anni fa, è uscito in questi giorni Delitto al Conservatorio, il secondo giallo musicale di Franco Pulcini, centrato sulla morte micidiale (c’è un serpente mamba di mezzo) di un chiacchierato maestro di pianoforte, e sui maneggi intorno a un concorso per allievi prodigio in cui, per regolamento, più piccoli si partecipa, meglio è.
Diversamente da molti personaggi di fantasia, Calì ha una vita propria, e difatti ora aspetta un figlio da Viola, la sua ragazza del primo libro. Stavolta non c’è un’inaugurazione della Scala di mezzo, e nemmeno un’opera ritrovata da mettere in scena (allora, era l’Arianna di Monteverdi), ma non è un male: senza la tentazione di scoprire la chiave che si nasconde dietro i personaggi (chi è davvero quel direttore? Chi è davvero quel giornalista?), cresce la voglia di attaccarsi alle inquietanti personalità dei bambini prodigio e al diabolico intreccio che li coinvolge, che Pulcini racconta in un modo più asciutto e più esperto. S’intende esperto in senso letterario, perché la competenza musicale dell’autore, allora applicata all’opera, qui applicata al pianoforte, proprio non si discute.
Per la prossima indagine, proponiamo un Delitto in Casa Verdi.
Jacopo Ghilardotti