Intervista a Domenico Mason
Lunedì 26 marzo alle ore 22 va in onda la finale del concorso violinistico Il Piccolo violino magico, riservato a giovani violinisti tra i 9 e i 13 anni, che si svolge a San Vito al Tagliamento, in provincia di Pordenone.
Il crescente successo di questa manifestazione artistica è eloquente rispetto al livello musicale che anno dopo anno questo concorso raggiunge.
Abbiamo incontrato Domenico Mason, organizzatore di questa manifestazione artistica, e gli abbiamo rivolto alcune domande.
Come fa una manifestazione artistica in una realtà così isolata come San Vito al Tagliamento ad avere una risonanza internazionale così ampia?
 
Sicuramente il fattore di avere una giuria internazionale di alto profilo presieduta da Pavel Vernikov, che è un grande nome del violinsimo, fa la differenza. Un montepremi sostanzioso anche: un primo premio significativo, ma anche un violino di liuteria italiana, ecc. Determinante è il fatto che noi come Accademia siamo dotati di un’orchestra d’archi, ed abbiamo la disponibilità di un’orchestra sinfonica regionale, e dunque possiamo accompagnare tutte le fasi del concorso con un’orchestra. Questa non è certo una cosa comune nell’ambito dei concorsi, ovvero che già fin dalla prima prova i candidati siano accompagnati da un’orchestra non è cosa affatto comune, soprattutto per quelle competizioni dedicate a quella fascia d’età.
 
L’edizione del 2018. Qualche anticipazione?
 
E’ sul modello degli scorsi anni, ma abbiamo ripristinato, rispetto all’edizione dell’anno scorso, la seconda prova accompagnata dall’orchestra d’archi. In seconda prova lasciamo un brano a discrezionalità del candidato, che viene inteso un po’ come un bis da concerto: dopo i brani obbligatori, da bando, è lasciata la libertà di eseguire un pezzo a scelta. Questa è la novità di quest’anno, che sicuramente conferisce alla manifestazione una veste più da concerto che da concorso: il fatto che venga eseguito un brano da programma e poi un bis rende la dimensione esecutiva molto più vicina al recital rispetto alla competizione musicale, a giovamento sia di chi suona, sia di chi ascolta.
L’altra novità riguarda la giuria, ancora più qualificata rispetto agli anni passati: sottolineo il nome di Sergej Krylov, che siamo onorati e fieri di accogliere all’interno della nostra manifestazione. La fortuna di avere in Italia uno dei migliori violinisti al mondo è davvero impagabile.
Non abbiamo ancora i nomi dei candidati di quest’anno perché il termine di presentazione delle domande non è ancora scaduto. Per ora non abbiamo ancora effettuato la selezione dei quindici finalisti che parteciperanno all’edizione di quest’anno.
 
Nella scorsa edizione fu istituita una prova basata sull’esecuzione di un brano di musica contemporanea. In particolare, fu richiesto alla compositrice Silvia Colasanti di scrivere dei brani che poi i candidati avrebbero dovuto eseguire. Accadrà anche in questa edizione?
 
No, abbiamo deciso di sostituire questo brano con il ‘bis da concerto’. Abbiamo creduto di inglobare questa componente all’interno di questa nuova iniziativa, cosicché i candidati possano presentare anche brani inediti.  Contiamo però di farlo nuovamente il prossimo anno, abbiamo già in mente nomi di potenziali compositori per questo…
 
 
Una domanda riguardante la natura dei concorsi e delle competizioni artistiche: dal momento che questo concorso si rivolge ad una fase dello sviluppo che è abbastanza delicata, ovvero l’età che va dai 9 ai 13 anni, come è possibile evitare i rischi che conseguono dalla competizione, gli effetti collaterali psicologici che i concorsi possono avere sulla carriera di un giovane musicista?
 
Questa è una domanda assolutamente pertinente, e la risposta non è facile, poiché si va a trattare individualità molto precoci e tanto diverse le une dalle altre. Noi cerchiamo di scongiurare questa evenienza in questo modo: dopo che i tre finalisti sono stati selezionati, e dovranno esibirsi accompagnati dall’orchestra sinfonica, è previsto un concerto pubblico in cui tutti i candidati, anche coloro che non hanno avuto accesso alla finale, dovranno eseguire una parte del programma che hanno portato fino al momento dell’eliminazione, accompagnati dall’orchestra d’archi dell’Accademia Arrigoni. Un concerto pubblico in cui tutti suonano, e ripetono dei brani a scelta dal loro programma. E’ stata una vera rivelazione, gli anni passati, ascoltare le differenze esecutive tra le fasi del concorso e questo concerto pubblico: esecuzione da concorso ed esecuzione da concerto si sono spesso rivelate tanto dissimili ed in certi casi hanno consentito ai candidati di esprimersi più liberamente, affrancandoli dalla sensazione di essere stati esclusi, ma persuadendoli di contribuire al cento per cento alla riuscita della manifestazione.
Un'altra esperienza in cui coinvolgiamo coloro che sono stati esclusi dalla finale è l’invito a fare parte della giuria della finale stessa, ed hanno diritto ad un voto cumulativo, esattamente come i giurati stessi: questo li mette in condizione di comprendere meglio cosa significhi giudicare, scegliere qualcuno ed escludere qualcun altro. E’ anche interessante la disposizione della giuria in finale: i dodici nuovi giurati non vengono messi tutti in gruppo, ma vengono alternati ai giurati ufficiali, in modo tale che si sentano parte di una cosa importante!
 
In un’età così precoce, è possibile che si crei una dissonanza tra quella che è la capacità tecnica e quella che invece è la maturità artistica? Scindere questi due aspetti, in un’età così tenera, è possibile?
 
E’ molto facile che ciò accada: è assai frequente che si trovino esecutori già in possesso di  un buon bagaglio tecnico ma pecchino dal punto di vista espressivo, viceversa, ragazzini molto musicali ma poco preparati tecnicamente. Di solito però i finalisti hanno una buona dose di entrambe le cose.
La differenza la fa sempre la personalità musicale, a parità di tecnica e musicalità. Il livello medio, ormai, è molto alto su entrambi i fronti: è la personalità a fare la differenza.