Intervista a Francesca Pedroni
Classica HD ripropone uno speciale della serie Danza in scena dedicato al balletto La dame aux camelias di John Neumeier, presentato nel 2007 al Teatro alla Scala con Alessandra Ferri e Roberto Bolle protagonisti. Abbiamo incontrato Francesca Pedroni, giornalista e consulente di danza per Classica HD, autrice con Maria Mauti dello speciale sulla Dame aux camélias, nonché autrice e regista del film Roberto Bolle L'arte della Danza (2016) e del nuovo documentario prodotto dal canale a fine 2017 su Alessandra Ferri.

La dame aux camélias del 2007 vide l’étoile Alessandra Ferri danzare in un ruolo da tempo desiderato, scelto per dare l’addio alle scene. In concomitanza con il suo ritorno alla danza, dopo sette anni di assenza, cosa è cambiato? In cosa trovi che si differenzi la Ferri di allora dalla Ferri di oggi, alla luce anche del ritratto Alessandra Ferri. L’interiorità della danza, da te curato e da poco andato in onda sul nostro canale?

Tornare a danzare dopo anni di lontananza dalle scene, a 50 anni, è una scelta che pochissimi artisti sarebbero in grado di sostenere. Alessandra Ferri è stata ed è una danzatrice di strepitoso carisma drammatico. La sua capacità di trasformarsi naturalmente nei personaggi che interpreta, da Marguerite  Gautier a Carmen, da Giulietta alla Tatiana di Onegin, unitamente a una tecnica di movimento fluida e parlante l'ha sempre distinta come artista tragedienne difficilmente superabile. Nel 2007 Ferri era all'apice della carriera, tornando a danzare nel 2013, per scelte anche legate alla sua vita personale, l'artista ha ridato alla scena, con una libertà quasi maggiore che in passato, quello spessore umano che permette di lasciar trasparire in teatro la propria anima, il proprio sguardo interiore sul mondo. Come se la scena fosse un luogo in cui il confine tra sé e finzione potesse essere annullato, sia che si tratti di titoli legati a personaggi realmente esistiti come Virginia Woolf, nel bellissimo Woolf Works di Wayne McGregor o nel toccante Duse di John Neumeier, sia che si danzi in titoli più astratti come nel programma ConcertDance intorno al quale si sviluppa il documentario Alessandra Ferri. L’interiorità della danza.

Per quanto riguarda i due ballerini nei ruoli principali della Dame aux camélias, come descriveresti brevemente il rapporto tra Roberto Bolle e Alessandra Ferri? In che modo pensi che l’incontro tra questi due artisti abbia influito sulle rispettive individualità?

Per Roberto Bolle, La dame aux camélias fu nel 2007 un titolo spartiacque della carriera. Fisico da danseur noble, una bellezza rara abbinata a una tecnica sopraffina, Bolle era stato visto fino ad allora come il prototipo del Principe delle fiabe del balletto. Lavorare al fianco di John Neumeier e di Alessandra Ferri fu per Bolle un passaggio decisivo verso lo sviluppo di una consapevolezza espressiva e drammatica. Quel candore che anima l'amore puro di Armand verso Marguerite, quel dolore che schiaccia il personaggio emersero con bellezza e semplicità, grazie alla partnership con un'artista per la quale la danza non è mai teatralizzata, ma schietta, nutrita di verità e sentimento in ogni dettaglio del gesto, in ogni passo. Fu un successo incredibile che Neumeier volle replicare anche ad Amburgo, dopo il debutto scaligero, prima che Ferri lasciasse le scene.
 
In merito alla coreografia, come descriveresti la poetica e il linguaggio artistico di Neumeier?

John Neumeier è uno dei maestri assoluti del dance-drama novecentesco. La capacità di rendere parlante il linguaggio classico di base trasformandolo alla luce di soluzioni di movimento naturale che raccontano i sentimenti dei personaggi è in lui altissima. Per questo nel documentario sulla Dame aux camélias abbiamo dedicato molto spazio alle prove dei tre passi a due che narrano con profondità eccellente la trasformazione psicologica dei due personaggi principali del balletto. Li guardiamo ed è come se ogni passo, ogni gesto, ogni colpo di tosse di Marguerite, ogni sua espressione, ci parlassero a noi spettatori, uno per uno. La poetica di Neumeier ci porta a immedesimarci nei personaggi che vediamo in scena, soffriamo e gioiamo con loro in una comunione empatica di sentimenti. Per questo ogni suo balletto esige per natura la presenza di grandi interpreti e quella Dame aux camélias del 2007 ne è indimenticabile esempio. 

Foto: © Marco Brescia, Archivio del Teatro alla Scala.