Intervista a Francesco Micheli
Sabato 10 marzo alle 21.10 Classica HD (Sky, canale 138) trasmette in prima visione assoluta  dal Teatro Sociale di Bergamo Che originali! di Giovanni Simone Mayr e Pigmalione di Gaetano Donizetti. Le opere saranno introdotte da Silvia Corbetta e Francesco Micheli, direttore artistico del festival Donizetti Opera di Bergamo.
Quest’ultimo si è reso disponibile a fare due chiacchiere con noi, per spiegarci più nel dettaglio in cosa consista questo Dittico, il rapporto tra i due autori e molto altro ancora.
 
Qual è il legame tra i due lavori che costituiscono questo dittico? 

Innanzitutto i loro due autori, perché Giovanni Simone Mayr fu il maestro di Gaetano Donizetti. Quest’ultimo veniva da una famiglia umile e frequentò l’Istituzione della Misericordia, un ente secolare che provvedeva ai bisognosi. Egli ha potuto accedere alle famose ‘Lezioni caritatevoli’, dove Mayr gli ha impartito non solo i rudimenti della musica, ma gli ha provveduto una formazione musicale assolutamente completa, per quell’età e per quel tempo davvero fuori dal comune, e che ha permesso a Donizetti di diventare un compositore. Di questo egli fu sempre consapevole, e per questo intrattenne con lui per tutta la vita un’amicizia, un rapporto quasi filiare. La loro fitta corrispondenza è frutto della ammirazione e della gratitudine che Donizetti ebbe per Mayr. Un grande sentimento reciproco. L’altro aspetto affascinante è che all’interno di entrambe le opere c’è l’amore per l’arte, trattato in ‘Che original!’ inmaniera molto divertente e satirica. In questa famiglia di parvenus sboccia l’amore per l’arte e per il bello, ma in maniera molto esteriore. Mentre nel Pigmalione si ha un inno quasi folle, quasi esasperato per l’arte, a tal punto che questo pretenderebbe, desidererebbe che la sua opera d’arte divenga viva.
 
Quali sono gli elementi di continuità tra la poetica di Mayr e quella di Donizetti? 

Sicuramente, come si vede in ‘Che originali!’, che probabilmente è la più significativa opera di Mayr e forse l’opera buffa più di successo che egli abbia creato, c’è un amore per il gioco teatrale e per la varietà di stili. Essa si tinge di vari aspetti: ci sono arie che sono da opera seria a tutti gli effetti ma è presente anche l’amore per il gioco teatrale. Egli aveva senz’altro grande capacità d’immergersi nei diversi generi e stili, proprio per rappresentare i diversi stati d’animo e le dinamiche umane.
Un’opera matura di Mayr e la prima opera di Donizetti, quindi dal punto di vista cronologico molto vicine, ma, nonostante ciò, questo accostamento coglie l’abisso: Mayr resta un uomo del Settecento e Donizetti seppur adolescente è già sulla soglia di una nuova epoca, che è il Romanticismo.
 
Il Festival Donizetti. Vuoi parlarcene?  

Ci inseriamo nell’alveo dei festival monografici: i luoghi di nascita dei compositori possono diventare delle mete di pellegrinaggio laico.
Vorremmo celebrare il compositore in vario modo: da un lato esaltando la sua teatralità, non solo mettendo in scena le sue opere, ma commissionando opere (di teatro da camera) contemporanee, che incarnino lo spirito del grandissimo teatrante che era Donizetti, dall’altro si cerca di sbaragliare un pregiudizio che è quello che si incarna nel soprannome già in circolo mentre egli era vivo, cioè “Dozzinetti”, poiché si diceva avesse scritto un’enormità di lavori, ma di bassa qualità. Fu dunque a lungo considerato un grandissimo professionista che solo raramente però riuscì a sfiorare il genio. Pigmalione, che è la prima opera di Donizetti, è il contrario: è di strepitosa peculiarità formale, perché è un monologo per tenore solo che dialoga direttamente con Galatea. Ma non solo, poiché è caratterizzato da una certa genialità nell’invenzione melodica, nella perfetta corrispondenza tra invenzione del testo e musica.
Noi nel 2017 abbiamo dato vita ad un progetto che si chiama Donizetti200: si partendo dal 1816/17, il biennio dell’apprendistato di Donizetti a Bologna presso Padre Mattei, correvano l’anno scorso duecento anni dall’inizio della sua carriera. Dal 2017 abbiamo il privilegio di seguire passo dopo passo tutta l’evoluzione stilistica, umana e musicale e teatrale di Donizetti, mettendo in scena ogni anno un’opera che compie duecento anni.
 
Che rapporto ha Bergamo con Donizetti?
 
E’ una vera e propria Renaissance , e lo dico da bergamasco. Io vi ho vissuto fino agli anni dell’università, e, prima di allora, di Donizetti non avevo mai sentito parlare. Fino a poco tempo fa Donizetti era affare per pochi. Con il lavoro che stiamo compiendo, cioè con la costituzione di un tessuto di appartenenza di Donizetti al nostro territorio, la situazione pare essere notevolmente mutata, e pare si stia creando una nuova fratellanza dei bergamaschi con Donizetti. L’emblema è la Donizetti Night, questa grande festa a giugno di ogni anno, in cui Donizetti scende per le strade ed incontra le persone, che l’anno scorso sono state più di quarantamila: musica da camera, conferenze e molto altro, tutto dedicato a lui e a chi per una sera si vuol sentire concittadino di Donizetti.
 
Sabato 10 marzo alle 21.10.
 
Protagonista del Pigmalione sarà il tenore Antonino Siragusa, con Aya Wakizono nel ruolo di Galatea.
In Che originali! vedremo Bruno De Simone e Chiara Amarù nei ruoli di Don Febeo e Donna Aristea; Leonardo Cortellazzi nel ruolo di Don Carolino e Angelina Nisi nel ruolo di Donna Rosina. Omar Montanari sarà Biscroma,Gioia Crepaldi  Celestina e Pietro Di Bianco Carluccio.
La direzione di entrambe le opere è affidata a Gianluca Capuano, bacchetta italiana fra le più esperte oggi nel recupero delle prassi esecutive del passato. La regia è di Roberto Catalano, giovane emergente che ha già fatto notare il suo talento in alcuni progetti di AsLiCo. Le scene di Emanuele Sinisi e i costumi di Ilaria Ariemme, grazie a una doppia ambientazione, che alla fine dello spettacolo si scoprirà unitaria, legano i due lavori alla firma del grande Lucio Fontana.
Una produzione del festival Donizetti Opera 2017.