L'approfondimento di Jacopo Ghilardotti su Lord Byron, autore del dramma che ha ispirato il capolavoro verdiano
Prima della messa in onda su Classica HD giovedì 25 febraio alle 20.30 di "I due Foscari" dal Teatro alla Scala, leggiamo l'approfondimento di Jacopo Ghilardotti su Lord Byron, autore del dramma "The Two Foscari".

Affinità e divergenze fra il poeta Lord Byron e noi, in specie nei tre anni che visse a Venezia. Donne, per cominciare, in numero a tripla cifra o perlomeno, dice, “più di quanto ne possa contare o ricontare”; donne di ogni risma, alcune contesse e “altre mogli di ciabattini, alcune nobili, alcune borghesi, alcune di basso ceto, alcune splendide, alcune discrete, altre di poco conto - tutte puttane”. Byron, quel “zovenetto inglese d’un certo nome stravagante” era bello, famoso, affascinante e, non bastasse, poeta. Nel 1819 Schopenhauer scende apposta a Venezia per conoscerlo, con una dama e una lettera di Goethe appresso, ma ci rinuncia la mattina in cui lo scorge mentre cavalca al vento e la dama in questione urla, restando scombussolata tutto il giorno. Quando non raggiungeva le isole della laguna a nuoto, nudo, spesso, con la sporta dei vestiti a pelo d’acqua, ogni mattina Byron si faceva una cavalcata intorno al Lido. Gli animali erano la sua seconda passione (della prima si è detto; poi c’erano anche i teatri, i balli mascherati, il gioco, le musiche, i ridotti). A Palazzo Mocenigo sul Canal Grande, dove abita, alleva due scimmie ammaestrate, una volpe, cinque gatti e otto cani, più diversi sparvieri e uccelli di rapina assortiti. Pur tuttavia, nonostante questo bagaglio, egli “non mostrò mai tanto splendore d’ingegno quanto durante quel periodo sì risonante delle sue esaltazioni e de’ suoi errori (Lecomte)”. Nei tre anni che vive a Venezia, “l’isola più verde della mia immaginazione”, Byron impara l’italiano, che sosteneva di parlare come un vero toscano etrusco, lavora a un Dizionario Inglese-Armeno e scrive: il Lamento di Tasso, il quarto canto del Giovane Aroldo, Beppo e i primi canti del Don Juan. Nel 1819 lascia Venezia per Ravenna traviato dall’amante, la diciannovenne baronessa Teresa Guiccioli, donna bella come l'aurora e calda come il mezzogiorno (ce lo ricorda lui in una lettera: Byron ne scriveva di formidabili, ma era contento quando s’imbatteva in donne analfabete, perché almeno non ne riceveva). A Ravenna, nel giugno 1821, scrive la tragedia The Two Foscari, dalla quale Francesco Maria Piave, librettista della nobiltà, ventitré anni dopo trarrà il suo secondo libretto per Giuseppe Verdi. Che in una lettera diversamente formidabile il 19 maggio 1844 gli scriveva: “Bel dramma, bellissimo, arcibellissimo!”

“I due Foscari” di Giuseppe Verdi – Teatro alla Scala di Milano
Giovedì 25 febbraio dalle 20.30 in differita solo su Classica HD (Sky, canale 138)