Sylvano Bussotti a Contrappunti
Il 7 aprile 1976 al Teatro Lirico di Milano andò in scena la prima esecuzione di Bussottioperaballet, il nuovo lavoro di Sylvano Bussotti composto da Oggetto amato, un balletto su musica registrata, e da Nottetempo, dramma lirico in un frammento sui turbamenti di Michelangelo alle prese con la Cappella Sistina.  Io c’ero, e non so come, visto che andavo alle medie e ascoltavo già gli Abba e Barry White. L’opera faceva parte del cartellone della Scala, rappresentava anzi “un momento strategico della stagione”, oltre che la prova dell’”impegno programmatico del teatro milanese nei confronti della musica contemporanea”. Probabile che mia sorella, melomane con giudizio, mi avesse allungato un biglietto. Di Bussotti scrivevano che i suoi spettacoli finivano in tumulti, e lui stesso sosteneva che “per il musicista d’avanguardia c’è maggior piacere e più voluttà nei clamori dello scandalo che in quelli dell’applauso e del consenso”. Così andai, e non ne restai deluso.
Oggetto amato passò quasi indenne, zero scandalo, zero tumulti: coreografo e protagonista del balletto era Amedeo Amodio, uno che si guadagnava il rispetto comunque, anche quando ballava su un nastro di voci sovrapposte. Nottetempo non trovò scampo. Non ricordo bene l’ordine degli eventi, se il pubblico cominciò a spazientirsi durante un filmato con le facce di Gianni Morandi, Adriana Asti e figuri sconosciuti travestiti da eroi greci, oppure se non resse all’uomo decapitato che porgeva la propria testa a Michelangelo, o all’aria Celeste Aedo, che la mia memoria di preadolescente associa naturalmente alla Celeste Aida. Il colpo di grazia lo diede il coro dei lavoratori, schierato in scena e accompagnato in sala da un contrappunto puntuale di fischi, suoni e sospironi. Dopodiché il teatro rumorosamente si svuotò e il pubblico restante si divise fra chi sottolineava con risate e concerti di colpi di tosse ogni passaggio del libretto e chi andava addosso a tutti, senza distinzioni: addosso alla claque pro Bussotti, ragazze soprattutto (“tacete, siete pagate!”), e addosso alla Scala (“ladri!“, “portatela a Washington, quest’opera!”, “Grassi, se ci sei batti un colpo!”, “Viva Verdi!”) . Fischi, urla, parolacce, pernacchie, applausi di scherno: l’intero repertorio, oppure, come riportò senza ironia Duilio Courir sul Corriere della Sera, “dissensi espressi con una varietà estesissima”. Il pubblico rimasto aspettava soltanto la fine dell’opera e l’eventuale sortita al proscenio dell’autore, l’ora della verdad, come scrisse Ettore Mo sempre sul Corriere (guardate chi si scomodava, per un’opera di musica contemporanea; e la recensione di Courir occupava quattro colonne). Testuale: “[Bussotti] arriva rapido come un folletto tutto vestito di nero, si spinge avanti sotto la gradinata degli insulti e dei consensi. Non sazio della sua razione di proiettili, sale sulla scala al centro della scena e rimane là in alto, immobile, poi ridiscende e rimane qualche minuto a braccia conserte, visibilmente inebriato”.
 
 Contrappunti - Sylvano Bussotti e l'arte della musica
 Venerdì 18 marzo 2016 ore 22.00, solo su Classica HD (Sky Canale 138)


Tamburello di Jacopo Ghilardotti