Dal 19 maggio al Teatro dell'Opera di Roma una coproduzione con Metropolitan di New York, English National Opera e De Nationale Opera
Dal 19 maggio al Costanzi – Teatro dell'Opera di Roma è di scena la “Lulu” di Alban Berg firmata dalla straordinaria regia di William Kentridge e la co-regia di Luc De Wit.
In un nuovo allestimento di eccellenza che vede la coproduzione di tre prestigiosi teatri – Metropolitan di New York, English National Opera e De Nationale Opera – la misteriosa e affascinante partitura di Berg è affidata alla bacchetta di Alejo Pérez, specialista del repertorio contemporaneo.
Berg iniziò a scrivere la vicenda di Lulu nel 1928, trascinandola con sé fino alla prorpia morte e lasciandola incompiuta; venne ultimata nel 1979 dal musicologo Friedrich Cerha, ed è questa la versione che va in scena al Costanzi.
La storia trae spunto da due lavori del drammaturgo tedesco Frank Wedekind, “Lo spirito della terra” e “Il vaso di Pandora”, e racconta di una giovane adolescente i cui turbamenti erotici si manifestano attraverso una serie di vicende dagli intrecci complessi, e di incontri con personaggi oscuri.
Kentridge si misura con un capolavoro delle avanguardie del Novecento confrontando la propria cifra stilistica con l’immaginario figurativo dell’espressionismo tedesco, che ispira le prospettive sghembe della scena di Sabine Theunissen e i disegni dello stesso Kentridge.
Ispirata al cinema muto degli anni venti e accompagnata per tutta la sua durata dai video realizzati da Catherine Meyburgh, questa “Lulu” è caratterizzata da una potenza figurativa incentrata sulla protagonista dell’opera di Berg.
Secondo Kentridge, Lulu è una bambola succube che attraversa nel suo viaggio verso le profondità oscure dell’esistenza un mostruoso campionario di umanità, di cui sembra apparentemente essere la carnefice ma di cui in realtà si rivelerà vittima.
“L’oggetto del desiderio – spiega l’artista sudafricano – non ha niente a che fare con la nudità e la sensualità, ma ha a che fare con tutto ciò che scatena un’ossessione: a volte proprio l’indifferenza mostrata dall’oggetto del desiderio può diventare essa stessa la cosa più irresistibile. Che cosa si deve fare per cercare di sfondare quel muro? Ignorarla può essere tanto ossessivo ed eccitante quanto desiderarla”.

(foto di: Yasuko Kageyama)