Domenica 18 novembre 2018, alle ore 21
Domenica 18 novembre alle 21 torna l’Alfabeto Donizettiano, la serie a puntate firmata Classica HD interamente dedicata al compositore bergamasco. Una puntata, una diversa lettera dell’alfabeto, legata alla vita e ai tempi, alla fama e alla carriera di Gaetano Donizetti. Un totale di 21 episodi girati per la città alta e la città bassa, nei luoghi più belli di Bergamo e nei siti più significativi nella vita del maestro.
Per l’occasione abbiamo incontrato uno degli autori, Jacopo Ghilardotti.

Com’è impostata questa serie di mini-puntate, ognuna dedicata a una lettera?

Questa è la seconda parte dell’Alfabeto Donizettiano, che mettiamo in onda adesso in concomitanza con la nuova edizione del Donizetti Opera Festival. Dieci lettere le abbiamo mandate in onda l’anno scorso, undici le mettiamo in onda quest’anno. Quello di cui tutti noi ci siamo resi conto è che Donizetti è il meno conosciuto tra i grandi compositori dell’Ottocento italiano; per di più, è legato a una città che forse meriterebbe una fama maggiore di quella che già ha, Bergamo, che dal mio punto di vista è una piccola Praga, in Italia viene dietro solo Roma, Firenze e Venezia. Il nostro è un tentativo per far conoscere di più Donizetti e sfatare alcuni luoghi comuni, come ad esempio il fatto che componesse in fretta, e che questo giustifichi la sua spropositata produzione (rispetto anche allo stesso Rossini). Una biografia avventurosa, quella di Donizetti. Anni prima che lo faccia Verdi, lui viaggia, va dove lo porta il lavoro, ha questa malattia che è legata a una serie di gialli, prima tra tutti la vicenda del ricovero coatto: insomma, una storia che meriterebbe di essere raccontata. Di fatto su Donizetti c’è solamente una bellissima biografia, forse neanche più in commercio, realizzata da William Ashbrook. 

Un’occasione, dicevi, per approfondire la tua conoscenza di due cose, un luogo e un compositore: Bergamo e Donizetti…

Sì. In effetti abbiamo cercato di realizzare ognuna di queste lettere in luoghi bergamaschi molto importanti, come l’Accademia Carrara, la Biblioteca Angelo Mai, ecc. Oltre ovviamente a esterni, come le spettacolari piazze di Bergamo Alta. C’è sicuramente un sottotesto turistico in questa operazione, e siamo contenti di mostrare delle attrattive così belle di questa città. In ogni lettera si approfondisce un tema specifico. Le varie puntate sono corredate di registrazioni di opere dal Teatro Sociale, come anche dal Teatro Donizetti di Bergamo. Abbiamo provato a divertirci aggiungendo a ogni lettera quattro interventi di un Donizetti animato, e le parole di quest’animazione sono spesso prese dalle lettere che Donizetti stesso mandava. Ecco, ad esempio, Donizetti era uno che scriveva molto bene, lo comprendiamo dalle lettere. Quelle di Verdi sono conosciute, e sono fantastiche. Le lettere di Donizetti non sono da meno.

Possiamo parlare di una Donizetti Renaissance?

Sì, certamente. Dagli anni Settanta in poi, soprattutto grazie al contributo di un grande direttore d’orchestra bergamasco: Gianandrea Gavazzeni, al quale è dedicata una puntata della serie (G come Gavazzeni). Si tratta del musicista che ha tirato fuori dal dimenticatoio una enorme quantità di opere di Donizetti, sul quale aveva scritto anche un libro. 

Quante sono le opere di Donizetti?

Donizetti scrive più di sessanta opere. Ci torna sopra in continuazione, le fa, le disfa, le mescola. Certamente ce ne sono alcune che non sono mai uscite dal repertorio, e sono le maggiori, le più conosciute. Mi riferisco a Don Pasquale, Elisir d’amore, Lucia di Lammermoor. Ma oltre a queste c’è tutta una serie di opere che viene ripescata nel dopoguerra. Una abbastanza famosa, forse la più famosa di questa serie, è il Poliuto, protagonista di una Prima della Scala, dopo essere completamente scomparsa per quasi un secolo.

Donizetti ha scritto talmente tante cose, che molte erano scomparse dal repertorio. Una vera e propria operazione di recupero del repertorio, si può dire?

Certamente. Noi dell’Ottocento italiano conosciamo bene forse cinquanta opere, nella produzione di Bellini, Donizetti, Rossini, Verdi, Puccini. Ma ce ne sono cinquemila! E dunque tra le restanti 4950 ci sono sicuramente delle bellissime arie che abbiamo perduto. Per cui secondo me è bello che avvenga questo recupero, perché una cosa che ha avuto successo due secoli fa non è detto che non contenga una meravigliosa melodia, e che sia svanita solamente per uno dei tanti motivi per cui le cose a volte non hanno successo, dunque non per la sua bellezza. È un fenomeno mainstream. Il recupero del repertorio, come ad esempio l’operazione che il Teatro alla Scala qualche anni fa ha effettuato su Janacek. Una nobile operazione, perché esistono tonnellate di musica che non conosciamo, e che vale assolutamente la pena di conoscere.