Il virtuoso pisano alla Casa degli Atellani per Piano City Milano
Dopo l’esecuzione dei “Quadri di un’esposizione” di Musorgskij proposta da Classica HD lo scorso 14 settembre, il 12 ottobre alle 22.00 il canale 138 di Sky trasmette la seconda parte del bel concerto che Maurizio Baglini ha tenuto nel giardino della Casa degli Atellani durante l’edizione record (questi alcuni numeri: 50 ore di musica, oltre 400 concerti non stop, almeno 90.000 presenze) di Piano City Milano 2016.
Questo secondo momento vede Baglini – tra i musicisti più brillanti sulla scena internazionale – impegnato nell’esecuzione di alcune pagine di Scarlatti e Schumann, autori ai quali ha dedicato – come nel caso di Musorgskij e del doppio disco che ne raccoglie tutta la produzione per pianoforte – due cd pubblicati da Decca.
Il virtuoso pisano ci introduce all’ascolto.


Com’è stato scelto il programma presentato a Piano City? È possibile ravvisare un fil rouge che colleghi fra loro le pagine dei compositori proposti?

Il concerto è una coproduzione tra Decca, Piano City e Classica, e il programma è stato costruito in modo da dare conto degli ultimi tre dischi che ho registrato: la sua ideazione ha preso dunque vita da un’esigenza pragmatica e non prettamente musicologica, anche perché quelli proposti sono compositori e forme che appartengono a epoche molto diverse fra loro. Se un fil rouge è ravvisabile, questo va a unire i prodotti del mio ultimo percorso discografico. Credo che a Piano City l’interprete debba consegnare un proprio biglietto da visita e quindi ho voluto sintetizzare in un’ora di musica tutto ciò a cui mi ero dedicato negli ultimi anni e a cui ancora mi sto dedicando. Penso infatti che la discografia serva anche a creare la memoria di un artista, e ogni tanto mi piace riassumere in concerto quanto ho inciso o sto incidendo.


Oltre al doppio cd che raccoglie tutta la produzione per pianoforte di Musorgskij, sempre per Decca è uscita nel 2014 una registrazione dedicata alla musica di Domenico Scarlatti e intitolata “In tempo di danza”.

Amo molto Scarlatti, che suono spesso durante i bis. Registrato in occasione dell’edizione 2013 dell’Amiata Piano Festival, questo disco usa sonorità contemporanee per rileggere un repertorio clavicembalistico il cui impianto ritmico si lega alle danze spagnole. Ho voluto creare un percorso di sedici brani – scelti tra le seicento sonate del compositore – che dessero vita a un’antologia basata sul presupposto dell’evoluzione dell’espressione corporea: nella musica di Scarlatti è infatti molto usato il fandango, sono presenti tarantelle, ballate liriche poi trasformate in samba... Non conosco a fondo l’universo della danza e grazie al lavoro realizzato per l’incisione sono riuscito a sviluppare una nuova passione e a scoprire tutta la modernità presente in Scarlatti. Per fare un esempio, la famosa Sonata in fa minore K 466 – tra i brani del cd e parte del programma presentato a Piano City – è di fatto una samba: ho affrontato questa composizione approcciandola non tanto dal punto di vista della forma sonata, quanto piuttosto cercando di rivolgermi a quella parte di storia della musica che a me risultava più oscura, ossia volendo comprendere il ruolo della danza in cinque secoli di musica. Per quasi tutta la propria esistenza, Scarlatti si espresse soprattutto attraverso la sonata monotematica bipartita per tastiera, un esercizio tecnico che il compositore scriveva a scopo didattico. Scarlatti è incredibilmente moderno e ci sono alcune sue sonate che se le ascoltassimo senza conoscerne la paternità, diremmo che si tratta di musica tardo romantica o addirittura espressionista.


La stessa casa discografica che ha pubblicato i cd dedicati a Musorgskij e a Scarlatti ha dato alle stampe anche la tua esecuzione dell’opera completa per pianoforte di Schumann: cosa ti lega a questo compositore?

Schumann mi entusiasma da sempre! Ricordo ancora quando, a soli dodici anni, lo suonai per la prima volta in pubblico... A Piano City ho eseguito la seconda Sonata, che in poco più di un quarto d’ora sintetizza tutto quello che è il paradosso enigmatico del compositore: Schumann, fin dalle prime pagine, suggerisce come indicazione agogica “il più veloce possibile”, e poco oltre chiede di aumentare ancora la velocità dell’esecuzione. Questo è uno dei tanti esempi che aiutano a capire quanto Schumann sia difficile da interpretare. E non solo per quel che concerne la comprensione dei valori e delle dinamiche delle note in partitura: non bisogna infatti mai dimenticare che Schumann – prima ancora di Liszt e, per ovvie questioni cronologiche, di Wagner – è stato il primo a tentare di far sposare fra loro tutte le forme d’arte. Amava la poesia, la filosofia, aveva fatto studi di avvocatura, e pretendeva che la musica facesse da collante a tutte queste espressioni di conoscenza e d’arte. In questo periodo sto affrontando la produzione del terzo disco di un ciclo a lui dedicato che comprenderà in tutto tredici o quattordici cd: si tratta quindi di un percorso che mi accompagnerà per i prossimi sette o dieci anni.

a cura di Ilaria Pellanda



Biografia:
Il pianista Maurizio Baglini è tra i musicisti più brillanti sulla scena internazionale. Nato a Pisa nel 1975 e vincitore a 24 anni del “World Music Piano Master” di Montecarlo, ha al suo attivo un’intensa carriera in Europa, America e Asia: oltre milleduecento concerti come solista e altrettanti di musica da camera, in sedi e per istituzioni prestigiose, tra cui l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il Teatro alla Scala di Milano, la Salle Gaveau di Parigi, la Victoria Hall di Ginevra, il Festival dei 2 Mondi di Spoleto e il Kennedy Center di Washington. Il suo vasto repertorio spazia da Byrd alla musica contemporanea, con riferimenti importanti a Chopin, Liszt e Schumann. Suona stabilmente anche con la violoncellista Silvia Chiesa: al loro duo sono dedicati brani di Betta, Campogrande, Cascioli e Corghi. Pubblicati in esclusiva da Decca/Universal, i suoi cd più recenti sono dedicati a Liszt, Brahms, Schubert, Schumann, Domenico Scarlatti e il doppio cd con l’integrale pianistica di Musorgsky. A gennaio 2016, sempre per Decca, è uscito un cd dedicato a Schumann – che dà il via alla registrazione dell’integrale pianistica del compositore – mentre ad aprile verrà pubblicato il cd inciso insieme con Silvia Chiesa con l’integrale per duo pianoforte e violoncello di Rachmaninov. Dal 2012, con l’artista multimediale Giuseppe Andrea L’Abbate, porta avanti anche il progetto Web Piano, che abbina l’interpretazione dal vivo di grandi capolavori pianistici a una narrazione visiva originale su grande schermo. Fondatore e direttore artistico di Amiata Piano Festival, dal 2013 è consulente artistico per la danza e per la musica del Teatro Comunale di Pordenone ed è stato nominato Ambasciatore culturale della Regione Friuli Venezia Giulia. Tiene corsi di perfezionamento a Fondi (LT) e nel 2015 ha tenuto la prima masterclass di pianoforte organizzata dall’Accademia Stauffer di Cremona. Suona un grancoda Fazioli. www.mauriziobaglini.com