Intervista a Fatma Said
Fatma Said, astro nascente della lirica italiana, una delle promesse più valide dell’Accademia della Scala, è stata una delle protagoniste della serie ‘Talenti’ prodotta da “Classica HD”. Interpreta il ruolo di Pamina nel Flauto Magico  di Wolfgang Amadeus Mozart in onda sul nostro canale martedì 6 febbraio alle 21.10.

Abbiamo fatto due chiacchiere con Fatma.
 
- Il Flauto magico nella produzione del 2017 del Teatro alla Scala, con Adam Fischer direttore e Peter Stein alla regia. Un cast selezionato dall’Accademia della Scala, tra cui anche tu. Vuoi raccontarci questa esperienza e cosa ti ha lasciato?
 
E’ stata un’esperienza indimenticabile. Ho imparato tantissimo! Un’esperienza veramente speciale perché abbiamo iniziato la preparazione 9 mesi prima del debutto, cosa che capita raramente. Il lavoro con Peter Stein è stato illuminante, perché non si è trattato semplicemente di un percorso volto alla realizzazione di una messa in scena, ma si è trattato di un vero e proprio lavoro maieutico, pura pratica teatrale, con l’obiettivo di perfezionare i nostri dialoghi in scena, poiché, ricordiamolo, Il Flauto magico è un Singspiel. Bisognava fare un lavoro accurato sulle nostre capacità attoriali, oltre che interpretative e tecniche. Il Maestro Adam Fischer è un direttore stupendo. Ciò che mi ha colpito di più è stato il fatto che, dopo tanto lavoro musicale nelle prove, mi ha lasciato molto libera di esprimermi, senza imporre troppe regole. Così ogni recita è stata diversa, grazie al fatto che mi ha concesso piena libertà consentendomi di vivere il momento ed essere sempre spontanea. Devo dire che questa è la parte più bella di questa esperienza: solo così si può fare musica insieme.
 
Tu sei stata protagonista di una puntata di ‘Talenti’, in onda su Classica HD. Quali sono le differenze tra la Fatma di allora e quella del momento attuale? In cosa ti senti maturata negli ultimi anni?
 
Sono sempre la stessa. Solo che ora, dopo tre anni, mi sono arricchita di tante esperienze non solo professionali, ma anche personali, che mi hanno permesso di crescere e mi hanno reso più preparata ad affrontare le difficoltà di questo mestiere. Certo, mi sento più matura, più tranquilla, perché ho fiducia che quando si lavora tanto e bene, ci sarà sempre un ritorno positivo.
 
 
- Sarai impegnata, dal 24 febbraio al 17 marzo 2018, nell’Orfeo ed Euridice di Gluck, nella versione in francese, che per la prima volta approda alla Scala, accanto a grandi artisti come Juan Diego Florez e Christiane Karg. Hai voglia di parlarcene un po’?
 
Sono molto felice di far parte di questo meraviglioso spettacolo. Siamo solo in tre cantanti e mi sento veramente fortunata ad avere accanto grandi artisti come Karg e Florez. Sono artisti da cui si impara molto! La produzione è quella andata in scena al Covent Garden tre anni fa, molto bella e moderna! Ho visto un trailer di tale produzione, ma non avrei mai immaginato che un giorno sarei stata fra gli interpreti. Sono molto felice!
 
- L’Accademia del Teatro alla Scala. Cos’hai imparato qui? In che modo questa istituzione ha contribuito alla tua formazione e alla definizione della tua personalità artistica?
 
All’Accademia ho imparato moltissimo. Ho potuto vivere delle esperienze che hanno formato il mio carattere e la persona che sono oggi. L’Accademia del Teatro alla Scala mi ha dato la possibilità di seguire gli insegnamenti di maestri di canto, direttori e registi di altissimo livello. Lo studio del Belcanto italiano è stato stupendo; d’altra parte era ciò che mi aveva spinto ad entrare in questa Scuola. La possibilità di partecipare alla produzioni del Teatro alla Scala è un’esperienza impagabile. Si impara molto di più “sul campo”, in scena. Ho interpretato ruoli piccolissimi, forse 3 minuti ad opera, ruoli più significativi fino a ruoli principali come Pamina nel Flauto Magico. Sono state occasioni meravigliose che mi hanno arricchito moltissimo consentendomi di apprendere cose che non avrei potuto imparare altrove. Devo dire che il periodo di studi in Accademia è stato anche molto duro, ma credo che solo così si possa imparare veramente per diventare una persona più forte. Non è facile il mestiere del cantante lirico e bisogna prepararsi bene, studiare molto per affrontare la scena.
 
Foto: ©Felix Bröde