intervista a Marco Carniti
Nell'ambito di #ROSSINI150, le celebrazioni del 150esimo anniversario della scomparsa di Gioacchino Rossini, sabato 21 aprile alle 21.10 va in onda La gazzetta di Gioacchino Rossini, nella versione che vede la direzione musicale di Enrique Mazzola e la regia di Marco Carniti.
Abbiamo incontrato il regista, e gli abbiamo rivolto qualche domanda su questa interessante produzione del Rossini Opera Festival.

La gazzetta, un’opera poco eseguita. Partiamo da una domanda molto generica: quali sono state le scelte di regia?

Non si può non tener conto di un aspetto fondamentale, e cioè che quest’opera è frutto dell’incontro tra due grandi geni: Carlo Goldoni e Gioacchino Rossini. La pièce di Goldoni è una vicenda molto divertente che narrava la storia di un padre che mette un annuncio su un giornale per trovare un marito ricco per la figlia, e questo genera molta ilarità negli altri personaggi. La mia idea di regia parte dal concetto di teatro in musica, molto caro al mio maestro Giorgio Strehler, grande goldoniano. Dunque un’idea di regia che punta sulla recitazione dei protagonisti più che sulla spettacolarizzazione dell’opera. La gazzetta è stata scritta nel 1816, ma io ho deciso di ambientarla negli anni ’50, a Parigi, un momento particolare per questa città, in cui esplosero le mode e in cui il ambiente culturale diveniva vieppiù vivo e brulicante. In questo contesto di grande fermento intellettuale ho deciso di inserire questa splendida vicenda, che parla del trionfo dell’amore sulle convenzioni sociali, e che dunque tratta di un tòpos estremamente moderno. Un’atmosfera poetica e astratta ma allo stesso tempo molto moderna e veritiera. La vicenda si svolge tutta all’interno di un albergo, e attraverso la creazione di un bancone di una moderna reception ho inventato una ‘coreografia poetica’ in cui attori e cantanti ruotano attorno ad un solo punto di riferimento scenico. Ѐ stato deciso l’inserimento di un attore, Ernesto Lama, che faceva da alter ego al protagonista Don Pomponio, interpretato da Nicola Alaimo, che a sua volta restituisce ottimamente la figura del buffo rossiniano.
In generale, la regia ha voluto avvicinarsi molto al teatro di prosa: così come Verdi ha avuto Shakespeare, qui Rossini ha avuto Goldoni, e questo connubio ha creato una miscela esplosiva di comicità, nel gioco di intrecci teatrali che scandiscono la vicenda. L’aspetto che forse interessa più a Rossini è forse una sorta di lotta sociale, intesa come scardinamento delle convenzioni dell’epoca in nome dell’amore vero. Non dimentichiamoci inoltre che Goldoni fu il primo a fare di un servitore il protagonista di una sua commedia, conferendo al popolo la dignità che si meritava. Questo aspetto sociale rende quest’opera estremamente contemporanea. Per questo l’ho voluta avvicinare a noi. Ma non troppo. Non sono voluto cadere nel tranello di una regia ‘alla tedesca’, che attualizza radicalmente ogni aspetto della storia adattandola completamente alla contemporaneità. Ho voluto mantenere questo ‘alone estetico’, convinto che certe cose non possano essere eccessivamente attualizzate.

La regia alla tedesca, come la chiami tu. In generale, che posizione hai rispetto ai registi che tentano in ogni modo di attualizzare completamente le vicende?

Da italiano, mi verrebbe da dire, cerco di condurre la mia lotta. Vengo da una scuola di grande tradizione italiana. Credo nella modernizzazione dei testi e nell’avvicinamento dei testi al pubblico di oggi, ma combatto per un connubio tra il classico e il contemporaneo. Ѐ molto facile mettere Amleto in blue jeans. Credo che sia importante far sì che sia percepibile la provenienza storica delle vicende che mettiamo in scena. La moda del teatro di regia tedesco ha tutta una sua storia. Basti pensare che nelle produzioni tedesche di solito viene scritturato un drammaturgo, incaricato quasi di riscrivere la storia per ‘far tornare i conti’ rispetto a questa attualizzazione. Io sono per un rispetto della tradizione attraverso un occhio contemporaneo. Ci sono opere, del resto, che si prestano maggiormente all’attualizzazione. Ma credo che un vincolo sostanziale in questo tipo di scelte sia il libretto: non si può creare una dissonanza eccessiva tra la maniera in cui un personaggio parla e si esprime, e la maniera in cui è abbigliato.
Io combatto per la nostra grande tradizione italiana, per un profondo senso estetico e moderno che rispetta anche l’autore. Noi siamo i servitori dell’autore. Non mi piace pensare di ergersi al di sopra del prodotto artistico. C’è anche da dire che oggigiorno per far parlare di sé è molto più efficace, ahimè, scandalizzare, attraverso scelte molto ardite, rispetto al cercare l’equilibrio tra passato e attualità. Ѐ molto più efficace far uccidere Don José per mano di Carmen

Modernizzazione del testo. Ciò può prevedere lo sfoltimento di parti ritenute pesanti o ridondanti. I principali elementi su cui si va a intervenire di solito sono i recitativi. In che modo le scelte di questi ‘tagli’ vengono concertate tra regia e direzione musicale? In che maniera è stata compiuta una modernizzazione del testo all’interno de La gazzetta? In che modo interagiscono i due ruoli chiave per la messa in scena di un’opera, ovvero direttore d’orchestra e regista?

Io e il direttore d’orchestra Enrique Mazzola abbiamo lavorato magnificamente insieme, in particolare credo perché la mia regia fosse assolutamente basata sulla musica, una regia di recitazione musicale insomma, sui tempi costruiti da Rossini. Il Maestro Mazzola è stato presente a tutte le prove, e questo è un fatto raro. Abbiamo potuto costruire insieme certi momenti che erano necessari per il ritmo della recitazione, anche all’interno dei duetti o delle arie. Un connubio assoluto, come dovrebbe essere sempre. Ciò accade quante due artisti hanno una profonda intesa, e ‘parlano la stessa lingua’. Ѐ stato senz’altro il caso di Riccardo Muti e Giorgio Strehler, per cui c’è un tempo comune, un reciproco venirsi incontro e creare insieme. Devo dire che sono stato molto fortunato, poiché La gazzetta è un’opera in cui c’è molto teatro. Non a caso ho un illustre predecessore nella regia di questo lavoro, ovvero Dario Fo, che decise però d’improntare maggiormente le sue decisioni sui canoni della commedia dell’arte.
Devo dire che la nostra collaborazione è stata anche coronata dalla sorpresa di un Quintetto recentemente ritrovato, essenziale per dar senso compiuto a una storia intricata e fantasiosa. Ѐ stata una grande fortuna poter mettere in scena La gazzetta dopo che è stato ritrovato questo gioiello musicale di straordinaria eleganza e bellezza.
 
 #ROSSINI150