Anne-Sophie Mutter - A celebration
Nell'alveo della dottrina luterana esiste un principio basilare che spesso e volentieri diviene determinante per avere accesso al paradiso. Se dottrinalmente è chi coltiva la virtù che rende gloria a Dio, in questa branca del cristianesimo rende gloria a Dio chi, dopo aver individuato l’attività in cui potrà eccellere, vi si dedica completamente, ed impiega tutte le sue risorse, sia fisiche che intellettuali che psicologiche, per mettere a frutto la sua ‘vocazione’. Non è un caso se in tedesco, etimologicamente, la ‘professione’ (Beruf) e la ‘vocazione’ (Berufung) abbiano la radice comune, o addirittura siano quasi sovrapponibili.
Politik als Beruf è del resto il titolo di un importante scritto del sociologo Max Weber del 1919, laddove vi è una certa (e voluta) ambiguità di significato: professione o vocazione?

Se dovessi dare un nome a questo documentario su Anne-Sophie Mutter (in onda giovedì 8 febbraio alle 21.10) lo intitolerei (in tedesco ovviamente) Musik als Beruf, con l’intento di creare ambiguità a mia volta: professione o vocazione? Due termini, in realtà, assolutamente non scindibili in questo caso. Con sfumature spesso assolutizzanti rispetto all’esistenza tutta, la grande violinista lascia trapelare la sua incondizionata dedizione a quella che (a tratti) pare essere una ‘causa’, una ‘missione’ alla quale è stata chiamata e che determina in maniera indiscutibile “ogni singolo  aspetto della vita privata, sempre sotto controllo in modo da esser certi di lavorare sempre al massimo livello.”

Non solo. C’è spesso anche un profondo senso mistico nelle sue parole: “Anche se suono da solista la maggior parte del tempo, mi sento sempre parte di qualcosa.” E designa la musica come una mitmenschlicher Art, una disciplina comunitaria, relazionale, intersoggettiva, consapevole della imprescindibilità tra sé stessi e gli altri. Coscienza attestata da un’intensa attività cameristica, ad esempio, o, da solista, dal profondo rispetto della dimensione orchestrale, ma anche da una certa convinzione rispetto ad un impegno sociale. La vediamo adoperarsi attivamente nella ‘Hanna und Paul Gräb-Stiftung’, fondazione che fa capo alla diocesi di Wehr del Baden-Württemberg, che promuove il modello Öflingen, che combina spiritualità e creatività con le persone diversamente abili.

Forse però una delle caratteristiche che più potrebbe riassumere la personalità di Anne-Sophie Mutter è ‘l’essere granitica’. Nell’arco dei cinquantadue minuti che costituiscono l’appassionante documentario, vi è un momento in cui emerge in maniera prepotente la durezza che una donna di questo calibro in qualche modo è costretta ad incarnare per giungere e rimanere ad un livello di ineccepibilità così sconcertante: alla domanda ‘Ha avuto anche sconfitte dalla sua vita?’ la violinista risponde senza tentennare nemmeno un istante: ‘Sì, ma mi sono guardata bene dal rivelarle. E così devono restare.’ Una risposta glaciale, impassibile, senza possibilità di spazio rispetto ad una replica.

La fermezza di una donna che è stata allevata alla perfezione dal Maestro della perfezione, Herbert Von Karajan, che la rispedì a casa a ristudiare da capo il Concerto per Violino di Ludwig Van Beethoven per eseguirlo  con assoluta libertà, come un respiro, perfetto  come un processo interno all’essere umano del quale egli stesso è inconsapevole, come se gli scorresse nel sangue. Quella perfezione che oggi e da sempre la Mutter cerca in ogni dettaglio, da ogni singola nota all’abito che indosserà in concerto alla regia delle riprese delle esecuzioni  ‘in studio’ da lei effettuate: i Concerti per violino di Mozart, eseguiti e registrati a mò di film, con una regia strabiliante, degli angoli di ripresa sbalorditivi ed una altissima qualità dell’immagine. Mi hanno subito ricordato il Grande Direttore tedesco e i suoi film delle Sinfonie di Beethoven, soprattutto per quell’inquadratura dal basso verso l’alto sul suo volto.

Quasi una citazione, quella della Mutter, o forse un involontario tributo stilistico a Karajan, dal quale pare abbia assimilato tutto, e anche di più.